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Trivella si o trivella no?

di MarcoF
Creato: 15 Marzo 2016

Manca poco più di un mese al momento in cui l'Italia andra' alle urne per votare il referendum già ribattezzato "TRIVELLE"; siamo chiamati all'arduo compito di decedere se abrogare l’articolo 6 comma 17 del codice dell’ambiente.
Andiamo a capire di che cosa parla l'articolo in questione, a chi interessa votare SI e a chi invece interessa votare NO.



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Per prima cosa diciamo che nel "Mare Nostrum" abbiamo delle strutture per l'estrazione di Gas e Petrolio. "Possibile?" direbbe qualcuno, ma vi stupirà sapere che ci sono ben 130 piattaforme offshore. La maggior parte sono oltre le 12 miglia marine dalla terra ferma, ma ce ne sono 21 che sono state costruite al di sotto di questa distanza. Dobbiamo anche sottolineare che la produzione di Gas e Petrolio di queste piattaforme soddisfa solo in minima parte il fabbisogno Italiano; il grosso del Gas e del Petrolio che arriva a noi comuni cittadini viene importato.
Il Referendum del 17 Aprile coinvolge queste 21 piattaforme.

Secondo la legge vigente, le piattaforme di trivellazione che sono attualmente sotto le 12 miglia marine (circa 22,2 Km) hanno la possibilità di rinnovare la concessione che permette loro di estrarre Petrolio e Gas fino all'esaurimento del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale.
La legge prevede che non si possano costruire altre piattaforme petrolifere al di sotto delle 12 miglia marine, quindi future problematiche su questo tema sono fuori discussione.

Il referendum in questione chiede: "Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?". Essendo un referendum abrogativo, il SI cancellerebbe l'articolo in questione e fermerebbe futuri rinnovi di concessioni a queste 21 piattaforme.
ATTENZIONE, si parla sempre di future concessioni, non di fermare immediatamente il lavoro di estrazione. Essendo il referendum abrogativo, lo stato ha la possibilità di emanare nuove leggi in merito a questa specifica situazione, ma non potrà comunque rinnovare quelle attualmente in essere.

Dove sono queste piattaforme? Eccovi un riassunto della loro posizione.


20160315 trivelle 3

 

E passiamo ai possibili esiti: il primo che ci si raffigura è quello inerente alll’affluenza alle urne, che se fosse inferiore al 50% lascerebbe la legge immutata, indipendentemente dall’esito del voto.

Se invece vincesse il SI la proposta di abrogazione verrebbe approvata e verrebbe impedito alle società petrolifere di rinnovare lo sfruttamento dei giacimenti a ridosso della costa italiana. In altre parole, nel giro di qualche decennio verrebbe fermata l’estrazione in tutti gli impianti. "Qualche Decennio?" Si, avete letto bene. Si parla comunque di decenni di attività prima che le concessioni attualmente in corso arrivino alla scadenza. I sostenitori del SI al referendum sulle trivellazioni, in primis le associazioni ambientaliste, sostengono che l’attività di estrazione vada fermata per evitare rischi ambientali e sanitari. I promotori del referendum sottolineano che l’inquinamento non è la priorità che ha reso necessario il referendum. La ragione principale, spiegano, è “politica”: dare al governo un segnale contrario all’ulteriore sfruttamento dei combustibili fossili e a favore di un maggior utilizzo di fonti energetiche alternative. 

Effettivamente non esiste un vero e propro sostenitore del NO, non ci sono importanti associazioni che difendono questa posizione, ci sono solo voci singole che ricordano come la legge italiana preveda già controlli intensivi per evitare i rischi ambientali.

Una delle cose che mi lascia interdetto è la tempistica; non si poteva votare tutto insieme con le amministrative? Immagino che sarebbe stato un rischio per tutti coloro che non vogliono che si arrivi al Quorum del 50%+1, quindi è meglio sprecare altri soldi per andare alle urne due volte invece che una.

Viene subito da pensare che chi abbia voluto questo referendum non sia tanto bravo a pianificare, ma non è così. I quesiti referendari dovevano essere molti di più, ma tra una legge di Stabilità che ha cambiato le carte in tavola proprio su questo tema ambientale e la corte costituzionale che è stata interrogata sulla validità dei restanti quesiti, rimandando a data da destinarsi le procedure referendarie, è rimasta solo questa domanda sulle Trivelle.

Ammirevole l'intento di preservare la natura dei mari italiani, poco utile se servono decenni per far fermare l'estrazione di solo un quinto delle piattaforme.

Poi mi trovo di fronte a questo:


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Mi sento un pò preso per i fondelli ... che centra il disastro nucleare di Fukushima con le trivelle del "Mare Nostrum"? Capisco la pericolosità, ma anche abrogando la legge, prima di qualche decina di anni le piattaforme non smetteranno di estrarre.

Tirando le somme, questo referendum è già partito male, lo stato pagherà per andare al voto anticipato rispetto alle amministrative del mese/i successivi. Anche se vincessero i SI, le cose cambierebbero tra qualche decina di anni, quindi mantenendo inalterato il pericolo ambientale.

Concludendo, esprimo il mio personale giudizio sul referendum dicendo che:
1) E' giusto stimolare l'opinione popolare sulla necessità di cambiare il nostro sistema energetico basato su gas e petrolio, magari non lanciando messaggi del tutto fuori luogo, ma usare il referendum abrogativo non è decisamente la leva migliore. Meglio una sana campagna informativa sulle meraviglie dell'energia rinnovabile.
2) E' anche giusto che lo stato si prenda cura del nostro futuro protando l'energia italiana nel XXI Secolo, cosa che dubito fortemente sia di interesse Politico/Economico.
3) E' ancora più giusto che NOI POPOLO ITALIANO si possa dire la nostra con un referendum propositivo e non con il solito referendum abrogativo che cancella un frase per farla riscrivere quasi uguale a chi ci governa!