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Robotech

di Emanuele Mastrangelo
Creato: 10 Febbraio 2001

La mamma aveva sempre detto di non raccogliere in terra cose di dubbia provenienza, ma i terrestri decisero di raccattare un coso lungo sei chilometri che chiamarono SDF-1...

 

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Nota della redazione: la prima parte di questo articolo e' un riassunto della trama, alla stregua di un grande spoiler. Se vuoi passare direttamente al commento, clicca qui.

 

La serie che in occidente conosciamo come Robotech è la fusione di tre serie giapponesi legate tra di loro solo dalla somiglianza di certi topoi della fantascienza robotica, introdotte (o portate ad un alto grado di maturità) nel mondo dell’animazione proprio dal capofila della serie Macross: macchine da guerra trasformabili in robot umanoidi, invasioni aliene, clonazione, la musica come coprotagonista. La serie di Macross, giudicata di troppo breve durata per un mercato come quello occidentale, dove le puntate vengono trasmesse quotidianamente e non a cadenza settimanale come in Giappone, venne quindi fusa in America con le altre due, Southern Cross e Mospeada, per ottenere un continuum abbastanza credibile.

Il risultato, Robotech, è giudicato da molti puristi degli anime come poco ortodosso e filologicamente blasfemo, ma la maggior parte degli spettatori è rimasta affascinata da questa serie apocalittica e complessa.

La storia, per grandi linee, è quella dei ripetuti tentativi di varie potenze aliene di riconquistare un’astronave sperduta, precipitata sulla Terra, che racchiude l’ultima fabbrica di Fluido Primario, il motore di tutta la Robotecnologia e della Genetica.
I terrestri, di fronte al relitto alieno, consci che questo implichi la presenza di alieni potenzialmente ostili, decidono di studiarlo e restaurarlo per trasformarlo nell’ammiraglia della flotta spaziale, preparandosi così ad un’eventuale invasione.
Proprio il giorno del varo l’isola di Macross, isola sorta attorno al relitto della nave battezzata SDF-1, viene attaccata da squadroni di alieni giganteschi, gli Zentradi. Il fallimento della manovra di decollo obbliga il comandante della fortezza spaziale, Henry Global, ad ordinare un’operazione di piega iperspaziale, inghiottendo però nel balzo anche l’isola e la cittadina che vi sorgeva sopra.
L’SDF-1 sfugge così all’attacco alieno, ma si ritrova oltre l’orbita di Plutone, con oltre settantamila sopravvissuti civili a bordo, nel disperato tentativo di rompere il blocco Zentradi e rientrare in orbita terrestre.

Protagonisti di questa prima fase della saga sono il pilota Rick Hunter, la giovane cantante Lynn Minmei, il tenente di vascello Lisa Hayes. Tra i tre sorge subito un triangolo amoroso che quasi riesce a distrarre lo spettatore dallo svolgimento epico della trama principale.

Gli alieni Zentradi, umanoidi alti dodici metri e gerarchizzati in una società militare che non conosce i sentimenti, il sesso e l’arte, sono alla ricerca dell’SDF-1 per impadronirsi delle fabbriche di Fluido Primario, ma si imbattono in quella che essi chiamano “Protocultura”. Questa altro non sarebbe che la cultura originaria dell’intera razza ancestrale che fu progenitrice sia degli umani che degli Zentradi, e che sopravvive solo nei primi.
Quando il loro capo, ammiraglio Doiza si accorge che le manifestazioni della Protocultura degli umani possono risvegliare dei sentimenti di amore e fraternizzazione nei suoi uomini decide di annientare la terra per evitare che gli Zentradi si rammolliscano.Proprio mentre veniva presa questa decisione terrificante, il comandante della flotta che aveva strenuamente dato la caccia all’SDF-1, Britain, ha siglato un armistizio coi suoi ex-nemici, spinto dalla curiosità verso la Protocultura e dalla coscienza che dalla pace possano nascere frutti migliori che dalla guerra perenne. Costui decide quindi di disertare e le sue truppe si uniscono a quelle della terra e all’SDF-1 per tentare una disperata resistenza contro l’attacco del grosso della flotta Zentradi, non ancora contaminata dalla Protocultura.

La battaglia infuria: sei milioni di astronavi zentradi compaiono dall’iperspazio in orbita terrestre e iniziano il bombardamento a tappeto. Le forze riunite degli umani e di Britain contrattaccano in schiacciante minoranza, ma dalla loro c’è un'arma insospettabile: la voce di Minmei. Le sue struggenti canzoni vengono trasmesse in diretta su tutte le frequenze zentradi, permettendo ai terrestri di tenere alto il morale e soprattutto confondendo il nemico che dei sentimenti causati dalla musica non aveva mai avuto neppure il sospetto. Così, al suono delle note di Minmei molti combattenti Zentradi cadono quasi in trance, dando l’opportunità alla Terra di raccogliere tutte le sue forze e di sferrare un colpo definitivo.

 

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La battaglia è vinta, ma della Terra non rimane che una distesa arida di crateri: di sette miliardi di esseri umani non restano che i settantamila profughi di Macross e qualche migliaio di Zentradi amichevoli.
La vita riprende, la città viene ricostruita attorno alle relitto dell’SDF-1, mentre molti Zentradi si fanno micronianizzare grazie alle tecnologie di clonazione che è stato possibile ricavare dallo studio della gloriosa fortezza spaziale aliena, che si scopre essere opera non degli Zentradi, ma di una razza che creò sia loro che gli umani in un remotissimo passato: i Signori di Robotech, dei quali gli Zentradi erano soldati-servi ribelli.
La fine della prima serie giunge quindi con l’annientamento dell’SDF-1 da parte di un commando suicida di irriducibili Zentradi e con la soluzione del triangolo Rick-Minmei-Lisa.

Dopo vent’anni la Terra sembra essersi ripresa dal colpo terribile del bombardamento alieno, quando entrano nella sua orbita le immense fortezze spaziali dei Signori di Robotech, ansiosi anch’essi di ottenere dalle rovine dell’SDF-1 l’ultima fabbrica di fluido primario rimasta.
Impotenti costoro di conquistare l’agognato obiettivo, impotenti i terrestri nel tentativo di ricacciare nello spazio gli invasori, la guerra degenera in scontro di trincea, con ripetuti attacchi da ambo le parti che altro non riescono ad ottenere se non frustrazione e dissanguamento delle risorse.
In questo desolato scenario nasce la storia d’amore tra Dana Sterling, mezzosangue figlia di un terrestre e della prima Zentradi micronianizzata e Zor I, pilota di biodroidi alieno fatto prigioniero e passato infine al nemico.

I Signori di Robotech, allo stremo delle forze, decidono un assalto finale, sentendo il fiato sul collo del loro nemico più tremendo, la Nebulosa Invid, una minaccia oscura e avida di Fluido Primario. La terrificante battaglia finale si conclude tragicamente, con l’esplosione dell’ultima fortezza aliena sulle rovine dell’SDF-1, e le spore del Fiore degli Invid, la vera fonte del Fluido Primario, sparse nello spazio a segnalare la posizione della Terra a questa terza invasione...

Gli Invid, esseri di protoplasma, organizzati come insetti, che si nutrono di fluido primario e che usano la loro avanzatissima biotecnologia per costruirsi appendici meccaniche, assaltano la Terra e la annientano: i superstiti vengono schiavizzati, mentre una parte riesce a fuggire su Marte, dove si riorganizza e prepara il contrattacco.
Durante un tentativo di sbarco una flotta terrestre viene fatta a pezzi dagli alieni, e l’unico sopravvissuto, Scott Bernard, tenta di costituire un nucleo di guerriglia in attesa di un nuovo tentativo da parte della flotta marziana dell’ammiraglio Rick Hunter.

 

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Il mondo è devastato, gli umani sono ridotti all’impotenza e ad una vita sordida. Gli Invid, grazie alla possibilità di intercettare ogni macchina che usi il Fluido Primario come propulsore, sanno sempre in anticipo dove la resistenza umana attaccherà, e ne frustrano sanguinosamente ogni tentativo.

Ma alla fine una scoperta scientifica permette ai terrestri di avere in mano la carta della riscossa: un sistema di schermatura applicato ai motori dei caccia, i Caccia Ombra, che rende invisibili queste macchine da guerra agli occhi dei biodroidi invid.
Nel frattempo il gruppo di guerriglieri è penetrato nella cittadella dove risiede la Regina degli Invid, che con il loro coraggio e la loro tenacia riescono a convertire alla Protocultura. La regina raccoglie così le residue forze del suo popolo ed emigra nello spazio profondo lasciando la Terra, rinverdita come un nuovo Eden, ai suoi legittimi abitanti.

 

La trama che ho tentato indegnamente di riassumere è infinitamente più complessa: vi sono numerosi personaggi secondari cui vengono riservati interi episodi e sottotrame e che ho dovuto tralasciare per amore di brevità. Nel complesso questo cartone animato risulta affascinante e coinvolgente: lo svolgimento degli eventi, nonostante alcune stiracchiature dovute alla disomogeneità delle tre serie riunite, è fluido, e tiene col fiato sospeso.

Se nella prima parte, Macross, l’attenzione si focalizza sulla storia d’amore, e solo secondariamente sugli aspetti militari (tranne che nella puntata, veramente spaventosa, della battaglia contro Doiza, episodio 27) in entrambe le due sezioni successive, Southern Cross e Mospeada, gli ambiti di più ampio respiro prendono il sopravvento. In particolare, nella seconda parte, l’atmosfera claustrofobia da guerra di trincea, la minaccia incombente degli Invid, gli assalti sanguinosi e inutili da ambo le parti creano un clima di frustrazione e di opprimente fatalismo veramente coinvolgente: l’episodio in cui i Signori di Robotech drogano con antidolorifici i loro ultimi soldati perché combattano fino all’estremo respiro è assolutamente agghiacciante.

Meno convincente invece risulta la terza parte, dove le smagliature della trama un po’ si fanno sentire, anche se, realizzata successivamente alle altre due, questa ha una riuscita tecnica migliore. Purtroppo nel finale, quando lo spettatore si aspetta un bel bagno di sangue con gli alieni invasori stretti alle corde, il climax si scioglie penosamente in un “volemose bene” a dir poco deludente. Peccato.

Robotech è una serie che ha cambiato il panorama dell’animazione almeno quanto fece Gundam (di cui è diretto discendente) quattro anni prima. Con Robotech (ma sarebbe meglio dire con Macross, che è il capostipite delle altre serie successivamente messe insieme in America dalla Harmony Gold) nasce un’intera serie di stilemi e di stereotipi che saranno pane quotidiano per tutta la fantascienza successiva e non solo quella animata. Le corazzate spaziali alla Yamato lasciano il posto alle portaerei, ipertecnologici missili al posto di romantici e retrò cannoni, il designing delle navi e delle strutture aliene, forse di derivazione gigeriana, ricorda strutture biologiche, e diventerà un topos inaggirabile delle realizzazioni successive.

 

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I robottoni colle zampe da struzzo di Macross, i cosiddetti mech, diventeranno un vero e proprio mito, invaderanno l’immaginario collettivo della fantascienza: in Il Ritorno dello Jedi ne troviamo di assai simili tra le file degli Imperiali, e anche i mech dei vari Robocop hanno un certo sapore di cartone animato giapponese. E potrei continuare. Da Robotech discende direttamente tutta la serie di giochi e videogiochi di Battletech, per non parlare degli esegeti e delle realizzazioni parallele.
Insomma è un’opera che ha lasciato il segno: gli anni ’80 sarebbero stati diversi senza questa saga, e le nostre gioventù forse un po’ meno sognanti.

Una più grande quantità di informazioni possono essere trovate in questo enorme e accuratissimo sito americano, vero punto di riferimento per i fan: robotechX.

 

Titoli originali:

(Chojiku yosai Macross - Macross, la colossale fortezza)
Titolo americano: Super Dimensional Fortress Macross
(Chojiku kidan Southern Cross - Southern Cross, super truppa spaziale)
Titolo americano: Super Dimensional Chivalry Souther Cross
(Kikososeiki Mospeada - Mospeada, gli arrampicatori della genesi)
Titolo americano: Genesis Climber Mospeada

Prodotti originalmente da Tatsunoko Production Co., Ltd
Soggetto – Carl Macek
Sceneggiatura – Steve Kramer
Musiche – Ulpio Minnelli et alii
Produttore americano – Harmony Gold
Prima proiezione in Italia, Marzo 1985

 

Robotech, 1985

Voto: 9