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Vae Victis! - 4

di Andrea Morsani
Creato: 15 Giugno 2016

Abbiamo visto nel precedente capitolo come Cartagine sia in difficolta’ contro l’Egitto. Che sia il caso di cogliere l’occasione?

 

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Il problema e’ che abbiamo parecchie situazioni spinose in casa. Oltre a Lucio Giulio Libone, anche Quinto Emilio Papo inizia a manifestare propositi tutt’altro che tranquillizzanti per la vita politica di Roma, e da soli comandano 25000 uomini, poco meno di un terzo del nostro esercito. Continuiamo a tenere i possibili ribelli lontano dalla capitale: lasciamo Papo a vedersela coi barbari a nord – sperando che “purtroppo” cada in battaglia, mentre imbarchiamo Libone ed i suoi 18000 uomini con direzione Cartagine.

Mentre la Macedonia continua ad espandersi ai danni di Tylis, pattugliamo le coste africane per capire come stia procedendo la guerra. Identifichiamo il miglior punto di sbarco a ridosso delle colonne d’Ercole, in territori lontani dalle nostre linee di rifornimento ma temporaneamente privi di difese. E’ il momento: dichiariamo guerra a Cartagine e Libone sbarca indisturbato in Africa; in pochi giorni abbiamo una salda testa di ponte conquistando i territori di Tingis e della Mauritania. E’ l’estate del 495 AVC, e Roma comincia a dire la sua in territorio Cartaginese; ad est altre popolazioni locali stanno assediando i territori nemici, quindi decidiamo di rivolgere la nostra attenzione verso la penisola iberica, dove i Lusitani hanno gia’ parzialmente messo sotto controllo i territori Cartaginesi.

 

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Mentre continuiamo la campagna militare, guardiamo con preoccupazione la situazione in patria. Da tutti i territori periferici giungono rapporti di alto rischio di rivolte. Gli interventi che possiamo fare per mitigare la tensione locale sono limitati, e la cosa migliore e’ stanziare nuove truppe pronte ad intervenire in caso di necessita’. Per lo meno i Cartaginesi sembrano troppo impegnati con gli Egiziani ad est per minacciarci con una flotta d’invasione, quindi procediamo con le operazioni in Africa.

Libone occupa indisturbato anche Gadiria, l’attuale Andalusia. A quel punto i diplomatici Cartaginesi ci approcciano per discutere un’eventuale pace, ma le loro proposte sono inaccettabili: si limiterebbero a rinunciare a pretese territoriali sulla Sardegna e sulla parte occidentale della Sicilia; vogliamo decisamente di piu’. Facciamo quindi marciare Libone ad est, puntando i territori limitrofi, che pero’ muore durante la marcia e la sua armata arriva a mettere sotto assedio e catturare la zona dei Bastetani senza un generale al comando. Inoltre i Lusitani non ci concedono il transito delle truppe; ci troviamo con l’armata bloccata, che dovra’ manovrare via mare per tornare indietro. Proviamo a forzare la mano a Cartagine, che si trova in evidente difficolta’ nel tenere a bada contemporaneamente noi, i Lusitani, gli Egiziani e popolazioni minori come i Selucidi; offriamo la pace in cambio di tutti i territori che abbiamo occupato. In risposta, Cartagine cede i territori occupati ai Lusitani e concede una pace bianca ai Selucidi, che non erano stati molto piu’ di un fastidio nella loro retroguardia. Dopo poco fara’ concessioni territoriali anche all’Egitto pur di concentrarsi su di noi; insomma, si continua a combattere.

Il 497 AVC porta con se’ una situazione delicata e complessa.
In patria ci sono nuovi problemi in arrivo: Marco Fulvio Flaccio viene proclamato nuovo console; e’ un rappresentante della fazione populista, cosa che rendera’ ancora piu’ difficile tentare accordi diplomatici e provoca ulteriore instabilita’ nei nostri territori.
I barbari hanno invaso la Liguria e sconfitto le nostre truppe stanziate sul confine, assediando le roccaforti.
Abbiamo portato le nostre truppe ad occupare le Baleari, ma nel frattempo i Cartaginesi stanno liberando i Bastetani.

 

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Per quest’ultima urgenza facciamo salpare la 1° Flotta da Roma con 15000 uomini, ma per la Liguria e’ troppo tardi; i barbari occupano la regione saccheggiando e distruggendo le infrastrutture. Durante il corso degli scontri contro i barbari, Quinto Emilio Papo viene fatto prigioniero; abbiamo risolto coi generali troppo assetati di potere, un problema in meno di cui preoccuparsi.
Intanto riusciamo a difendere i Bastetani, occupare le Baleari ed a spingerci verso est sulle terre africane che si affacciano sul Mediterraneo. I Cartaginesi ci offrono nuovamente di rinunciare ai loro diritti sulla Sardegna, su Palermo e anche sulla Corsica; noi proponiamo l’annessione di Gadiria e delle Baleari, nodi strategici per espanderci stabilmente a ovest. Non se ne fara’ nulla.

 

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In Italia i barbari imperversano e scendono anche in Etruria, battendo ripetutamente i nostri eserciti; la fazione populista con un colpo di mano cambia il comando della Legione Veneta assegnandolo a Lucio Postumio Megello, suo uomo fidato, e che perlomeno denota una buona capacita’ militare.
A Picenum una rivolta di schiavi arriva improvvisa mentre il console Marco Fulvio Flacco si trova in visita per motivi personali. Viene raggiunto dai rivoltosi e ucciso; al suo posto siedera’ Numerio Fabio Pictor, ottimo amministratore.

A questo punto la situazione e’ preoccupante: i barbari hanno occupato la Liguria e stanno assediando l’Etruria, gli schiavi stanno assediando Picenum ed in Italia abbiamo 3 legioni (la Veneta, l’Alpina e l’Hispanica) che sono a pezzi dopo i numerosi scontri perduti. Le flotte sono ancora lontane e trasferendo truppe dal fronte o dai territori l’oltremare rischiamo nuove ribellioni o controffensive.

 

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Proviamo nuovamente a negoziare coi Cartaginesi; questa volta chiediamo i Bastetani e Tingis (per controllare le Colonne d’Ercole) e che abbandonino le rivendicazioni sulla Sardegna. Questa volta la proposta viene fortunatamente accettata e, seppur dovendo riunciare ad una base logistica fondamentale come le Baleari, possiamo concentrarci sui problemi domestici.

Gaio Fabio Pictor, al comando di una rinforzata Legione Alpina, rapidamente sgomberia l’Etruria dai barbari proprio mentre la Bononia si rivolta. Gli ordino di proseguire lungo la costa Tirrenica, e giunto in Liguria libera la provincia una volta per tutte. Qui, coadiuvato dalle truppe di Lucio Postumio Megello, si rivolge ad est in Bononia, dove si libera dei ribelli prima e di una banda barbarica poi; a sud, la rinforzata Legione Hispanica, al comando di Marco Fabio Buteo, marcia con decisione a Picenum, sbaragliando i ribelli. Un’ulteriore rivolta viene prontamente sedata in Sicilia.
E’ la fine del 498AVC e finalmente abbiamo di nuovo sotto controllo la penisola.

Mentre eravamo impegnati in patria Cartagine viene alla pace con la Numidia, che pur avendo occupato precedentemente diversi territori, accetta una pace bianca, e Ponto e Bithynia si dichiarano guerra.